mercoledì 27 marzo 2013

Cape Quarter - FoodAndChaatter



Jennifer ha la polo come la mia, ma grigio chiaro e con il volante dalla parte sbagliata : )
[una cosa divertente da fare qui è dire agli autisti o a chi guida qui ed è originario di qui che guidano dalla parte sbagliata, gli sorge immediatamente un sorriso sul viso e iniziano a dire “voi, guidate dalla parte sbagliata” e si comincia ad argomentare ma in modo divertente]. Jennifer è un po’ imbranatella alla guida, sia perché l’auto è nuova, sia perché il lato di guida è quello sbagliato sia perché.. è veramente imbranatella e paurosa di tutto, basta dire che è qui da 5 mesi e ieri era la seconda volta che guidava di notte?
In macchina ieri sera c’eravamo io Audrey Jennifer e Raphaelle, tutta una macchina piena di francese, dovrei impararlo per infusione invece.. mi sento solo dire che parlo inglese con accento francese, bè è già un inizio no? E soprattutto sono felice di potermi allontanare un po’ dal non così bell’accento italiano.
La serata al Cape Quarter prevedeva una cena in un bistò a base di piatti tipici sudafricani, era stata organizzata tramite una pagina facebook gestita da una frizzante ragazza di origini cinesi (o giapponesi.. forse capirò la differenza dopo il mio futuribile viaggio nel continente asiatico). L’idea è piaciuta a Raph e Audrey ed eccoci qui, a passeggiare nel Cape Quarter, vicino al Bo Kaap e a Green Point, alla ricerca del Cape Malay Food Market. Siamo ancora in città, con molti alti palazzi attorno a noi, ci inoltriamo in uno di questi vecchi palazzi di mattoni rossi ristrutturati che mi piacciono tanto e scopriamo che, all’interno di uno di essi, giace un piccolo mondo a parte: una piazzetta ricavata nel mezzo dell’edificio con una fontana, alberi e panchine. Camminando sui cubetti della piazza attorno a noi scopriamo diversi ristorantini con i tavolini e gli ombrelloni all’esterno e negozietti curiosi. Audrey è subito attirata da un negozio in particolare: Lindt! L’abbiamo persa è ipnotizzata : )
Qui non ci sono le uova di Pasqua come da noi.. DISASTROO!! Non per il cioccolato .. ma per la sensazione che danno.. l’unica cosa che assomiglia ai nostri orpelli pasquali è il coniglio della Lindt ma ha due difetti: uno, è al latte (blè) e due ha una faccia, e perché mai devo spaccare la faccia ad un coniglio carino per mangiarmelo.. lo trovo davvero davvero troppo cruento. Comunque l’unica cosa che hanno qui sono delle uova di cioccolato (al latte solo ed inesorabilmente al latte,, meglio per me così non lo mangio) piccole o piccolissime, ricoperte da carta stagnola colorata. Le uova più piccole misurano pochi centimetri mentre le più grandi saranno al massimo di 15 centimetri…tristezza infinita cos’è sta roba??!! E poi hanno dei coniglietti .. tipo i babbi natale che noi mettiamo sugli alberi.. capisco perché le mie colleghe quando gli raccontavo dell’esagerazione delle nostre chincaglierie pasquali avevano gli occhi sfavillanti dichiarando: “io voglio vivere in Italia!” : )
È abbastanza evidente dall’irregolarità nell’argomentazione della mia scrittura che devo scrivere più spesso, se no mi si accumulano gli argomenti e continuo ad aprire finestre su altri discorsi ed altri accadimenti … chiedo venia.
Ci accoglie l’organizzatrice munita di cartelletta e ci fa accomodare perché siamo quasi in ritardo (la ricerca di parcheggio per Jennifer e la guida in salita è stata perigliosa, alla fine Audrey ha preso le redini ed ha parcheggiato l’auto e siamo finalmente arrivate). Il Cape Malay è un localino composto da una sola grande stanza, vetrata anteriore che scompare lasciando lo spazio aperto sulla piazza dove alcuni tavolini completi di ombrellone fanno compagnia ad un tavolino basso attorniato da divano e poltrone da giardino. Tre lunghi tavoli di legno con pianale in legno vivo e gambe dipinte di bianco (pure stile provenzale che adoro) in cui si possono sedere comodamente 10 persone ci separano dalla bianca e luminosa cucina a vista. Il bianco impera, sulla parete a lato uno scaffale accoglie diversi prodotti in vendita: spezie, confetture, semi.
Ci accomodiamo al nostro tavolo e lasciamo spazi vuoti come da indicazione della nostra ospite, in cucina fervono i preparativi e Zaida, la proprietaria dirige i lavori. È una donna di origini indiane con la pelle ambrata ed i capelli raccolti in un foulard porpora che sembra uscire direttamente da una stampa antica proveniente dall’India, decisamente affascinante. Zaida ha aperto il suo ristorante di recente dopo aver lavorato per 16 anni in un non ben definito ruolo nell’industria dei trasporti, ha voluto la cucina aperta sul ristorante perché vuole che i suoi clienti si sentano come a casa e possano vedere e sentire cosa accade in cucina ed assaporare, prima ancora che i gusti, i profumi dei piatti. Propone le ricette di famiglia ed ha deciso di iniziare la sua attività qui, ai piedi di Signal Hill dove è nata e dove vive.
Il menù? Semplicemente delizioso
Starter:
+ Cape Malaz starters: Hand-wrapped Chicken/Mince samosas, daltjies
+ Traditional Cape Malay Boeber: rosewater infused milk with toasted almond
Mains:
+ Lamb denningvleis: tamarind sweet & sour braised lamb
+ Fish Curry
+ Lentil Bobotie
+ Grilled vegetables
Dessert:
+ Potato pudding with stewed fruits & custard
+ Spiced koeksisters with coconut flakes
Accanto a me si siede Torsten, tedesco, sulla cinquantina, si è trasferito qui vent’anni fa dopo aver vissuto anche un po’ in Svizzera, ha dei.. come chiamarli,… punti ristoro di cucina salutista, non ho una definizione migliore, sono come barettini dove la gente pranza in modo salutare, tipo quelli che trovi alla Virgin per intenderci, roba di insalate insomma. È eccentrico e, come l’ha definito Audrey, supergay, ma molto simpatico e, ovviamente, facciamo subito amicizia ed iniziamo a scherzare allegramente. Di fronte a me ?nome? una donna, anche lei sulla cinquantina (non perché lo sembri ma perché lo dichiara apertamente per confrontare la sua età con quella di Torsten che però reagisce come farebbe una donna alla richiesta dell’età) che viene dal Canada ed è a Cape Town perché? Ma chi lo sa? Alla fine si chiacchiera un sacco ma mi sfuggono delle parti fondamentali, sarà forse che in Canada parlano francese ed ogni tanto il tavolo si immerge in un french-time incomprensibile o molto più probabilmente perché il mio inglese colloquiale ha bisogno di maggior pratica.
La canadese ha una particolarità, taglio degli occhi e naso sono uguali spiccicati a Simona, la mamma di Giada, sono talmente ipnotizzata dalla cosa che a volte mi perdo i discorsi. È sempre una cosa impressionante e stupefacente per me quando incontro qualcuno che somiglia così tanto ad una persona che conosco, non riesco a smettere di guardarla incuriosita, e alla fine le confesso il perché. Accanto a lei, la sua amica che viene dall’Inghilterra, nonostante non udente legge le labbra e partecipa alla conversazione, lei scrive per la BBC e tra non molto dovrà tornare in Inghilterra ma dichiara di non averne assolutamente voglia, tutti al tavolo la possono capire. Jennifer è seduta accanto a lei e, a chi dice che io parlo molto presenterei alcune persone qui, lei per prima; di fronte a lei accanto ad Audrey c’è questo ragazzo che, a quanto ho capito dalle descrizioni di Raph è un “io io io me me me boy”, la povera Raph è bloccata dalla conversazione con lui ed è molto grata quando a capo tavola si accomoda una ragazza di Cape Town e accanto anche Lisa, la nostra ospite.
Tra cibo e chiacchiere la serata passa davvero piacevolmente, alla fine sembriamo tutti vecchi amici riuniti per l’ennesima cena anche senza gli alcolici, che in questo ristorante non si servono.. favolosa Zaida.
Nella piazzetta c’è un locale che si chiama “Andiamo!” … adoro questi sprazzi di Italia qua e là.
La cosa più bella che c’è in questa città sono i grilli. Tra gli alti palazzi della città, passeggiando nella nottata sotto la luna quasi piena, il canto dei grilli che ti segue e ti accompagna è irreale e meraviglioso.
Ed ora vado a casa a fare dei biscotti per l’ufficio per domani.. è la condizione ideale, dato che sono talmente piena che non potrei assaggiare nulla nemmeno se dovessi.
Mentre i biscotti cuociono me ne sto sul balcone, piedi accavallati sul muretto, niente vento stasera, nuvole bianche che sembrano pennellate d’acquarello nel cielo blu profondo, luna piena che mi fa compagnia, adoro le notti d’estate di Cape Town.









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