Jennifer ha la polo come la mia,
ma grigio chiaro e con il volante dalla parte sbagliata : )
[una cosa divertente da fare qui
è dire agli autisti o a chi guida qui ed è originario di qui che guidano dalla
parte sbagliata, gli sorge immediatamente un sorriso sul viso e iniziano a dire
“voi, guidate dalla parte sbagliata” e si comincia ad argomentare ma in modo
divertente]. Jennifer è un po’ imbranatella alla guida, sia perché l’auto è
nuova, sia perché il lato di guida è quello sbagliato sia perché.. è veramente
imbranatella e paurosa di tutto, basta dire che è qui da 5 mesi e ieri era la
seconda volta che guidava di notte?
In macchina ieri sera c’eravamo
io Audrey Jennifer e Raphaelle, tutta una macchina piena di francese, dovrei
impararlo per infusione invece.. mi sento solo dire che parlo inglese con
accento francese, bè è già un inizio no? E soprattutto sono felice di potermi
allontanare un po’ dal non così bell’accento italiano.
La serata al Cape Quarter
prevedeva una cena in un bistò a base di piatti tipici sudafricani, era stata
organizzata tramite una pagina facebook gestita da una frizzante ragazza di
origini cinesi (o giapponesi.. forse capirò la differenza dopo il mio
futuribile viaggio nel continente asiatico). L’idea è piaciuta a Raph e Audrey
ed eccoci qui, a passeggiare nel Cape Quarter, vicino al Bo Kaap e a Green
Point, alla ricerca del Cape Malay Food Market. Siamo ancora in città, con
molti alti palazzi attorno a noi, ci inoltriamo in uno di questi vecchi palazzi
di mattoni rossi ristrutturati che mi piacciono tanto e scopriamo che, all’interno
di uno di essi, giace un piccolo mondo a parte: una piazzetta ricavata nel
mezzo dell’edificio con una fontana, alberi e panchine. Camminando sui cubetti della
piazza attorno a noi scopriamo diversi ristorantini con i tavolini e gli
ombrelloni all’esterno e negozietti curiosi. Audrey è subito attirata da un
negozio in particolare: Lindt! L’abbiamo persa è ipnotizzata : )
Qui non ci sono le uova di Pasqua
come da noi.. DISASTROO!! Non per il cioccolato .. ma per la sensazione che
danno.. l’unica cosa che assomiglia ai nostri orpelli pasquali è il coniglio
della Lindt ma ha due difetti: uno, è al latte (blè) e due ha una faccia, e perché
mai devo spaccare la faccia ad un coniglio carino per mangiarmelo.. lo trovo
davvero davvero troppo cruento. Comunque l’unica cosa che hanno qui sono delle
uova di cioccolato (al latte solo ed inesorabilmente al latte,, meglio per me
così non lo mangio) piccole o piccolissime, ricoperte da carta stagnola
colorata. Le uova più piccole misurano pochi centimetri mentre le più grandi
saranno al massimo di 15 centimetri…tristezza infinita cos’è sta roba??!! E poi
hanno dei coniglietti .. tipo i babbi natale che noi mettiamo sugli alberi..
capisco perché le mie colleghe quando gli raccontavo dell’esagerazione delle
nostre chincaglierie pasquali avevano gli occhi sfavillanti dichiarando: “io
voglio vivere in Italia!” : )
È abbastanza evidente dall’irregolarità
nell’argomentazione della mia scrittura che devo scrivere più spesso, se no mi
si accumulano gli argomenti e continuo ad aprire finestre su altri discorsi ed
altri accadimenti … chiedo venia.
Ci accoglie l’organizzatrice
munita di cartelletta e ci fa accomodare perché siamo quasi in ritardo (la
ricerca di parcheggio per Jennifer e la guida in salita è stata perigliosa,
alla fine Audrey ha preso le redini ed ha parcheggiato l’auto e siamo
finalmente arrivate). Il Cape Malay è un localino composto da una sola grande
stanza, vetrata anteriore che scompare lasciando lo spazio aperto sulla piazza
dove alcuni tavolini completi di ombrellone fanno compagnia ad un tavolino
basso attorniato da divano e poltrone da giardino. Tre lunghi tavoli di legno
con pianale in legno vivo e gambe dipinte di bianco (pure stile provenzale che
adoro) in cui si possono sedere comodamente 10 persone ci separano dalla bianca
e luminosa cucina a vista. Il bianco impera, sulla parete a lato uno scaffale
accoglie diversi prodotti in vendita: spezie, confetture, semi.
Ci accomodiamo al nostro tavolo e
lasciamo spazi vuoti come da indicazione della nostra ospite, in cucina fervono
i preparativi e Zaida, la proprietaria dirige i lavori. È una donna di origini indiane
con la pelle ambrata ed i capelli raccolti in un foulard porpora che sembra
uscire direttamente da una stampa antica proveniente dall’India, decisamente
affascinante. Zaida ha aperto il suo ristorante di recente dopo aver lavorato
per 16 anni in un non ben definito ruolo nell’industria dei trasporti, ha
voluto la cucina aperta sul ristorante perché vuole che i suoi clienti si
sentano come a casa e possano vedere e sentire cosa accade in cucina ed
assaporare, prima ancora che i gusti, i profumi dei piatti. Propone le ricette
di famiglia ed ha deciso di iniziare la sua attività qui, ai piedi di Signal
Hill dove è nata e dove vive.
Il menù? Semplicemente delizioso
Starter:
+ Cape Malaz starters: Hand-wrapped Chicken/Mince samosas, daltjies
+ Traditional Cape Malay Boeber: rosewater infused milk with toasted almond
Mains:
+ Lamb denningvleis: tamarind sweet & sour braised lamb
+ Fish Curry
+ Lentil Bobotie
+ Grilled vegetables
Dessert:
+ Potato pudding with stewed fruits & custard
+ Spiced koeksisters with coconut flakes
Starter:
+ Cape Malaz starters: Hand-wrapped Chicken/Mince samosas, daltjies
+ Traditional Cape Malay Boeber: rosewater infused milk with toasted almond
Mains:
+ Lamb denningvleis: tamarind sweet & sour braised lamb
+ Fish Curry
+ Lentil Bobotie
+ Grilled vegetables
Dessert:
+ Potato pudding with stewed fruits & custard
+ Spiced koeksisters with coconut flakes
Accanto a me si siede Torsten,
tedesco, sulla cinquantina, si è trasferito qui vent’anni fa dopo aver vissuto
anche un po’ in Svizzera, ha dei.. come chiamarli,… punti ristoro di cucina
salutista, non ho una definizione migliore, sono come barettini dove la gente
pranza in modo salutare, tipo quelli che trovi alla Virgin per intenderci, roba
di insalate insomma. È eccentrico e, come l’ha definito Audrey, supergay, ma
molto simpatico e, ovviamente, facciamo subito amicizia ed iniziamo a scherzare
allegramente. Di fronte a me ?nome? una donna, anche lei sulla cinquantina (non
perché lo sembri ma perché lo dichiara apertamente per confrontare la sua età
con quella di Torsten che però reagisce come farebbe una donna alla richiesta
dell’età) che viene dal Canada ed è a Cape Town perché? Ma chi lo sa? Alla fine
si chiacchiera un sacco ma mi sfuggono delle parti fondamentali, sarà forse che
in Canada parlano francese ed ogni tanto il tavolo si immerge in un french-time
incomprensibile o molto più probabilmente perché il mio inglese colloquiale ha
bisogno di maggior pratica.
La canadese ha una particolarità, taglio degli
occhi e naso sono uguali spiccicati a Simona, la mamma di Giada, sono talmente
ipnotizzata dalla cosa che a volte mi perdo i discorsi. È sempre una cosa
impressionante e stupefacente per me quando incontro qualcuno che somiglia così
tanto ad una persona che conosco, non riesco a smettere di guardarla
incuriosita, e alla fine le confesso il perché. Accanto a lei, la sua amica che
viene dall’Inghilterra, nonostante non udente legge le labbra e partecipa alla
conversazione, lei scrive per la BBC e tra non molto dovrà tornare in
Inghilterra ma dichiara di non averne assolutamente voglia, tutti al tavolo la
possono capire. Jennifer è seduta accanto a lei e, a chi dice che io parlo
molto presenterei alcune persone qui, lei per prima; di fronte a lei accanto ad
Audrey c’è questo ragazzo che, a quanto ho capito dalle descrizioni di Raph è
un “io io io me me me boy”, la povera Raph è bloccata dalla conversazione con
lui ed è molto grata quando a capo tavola si accomoda una ragazza di Cape Town
e accanto anche Lisa, la nostra ospite.
Tra cibo e chiacchiere la serata
passa davvero piacevolmente, alla fine sembriamo tutti vecchi amici riuniti per
l’ennesima cena anche senza gli alcolici, che in questo ristorante non si
servono.. favolosa Zaida.
Nella piazzetta c’è un locale che
si chiama “Andiamo!” … adoro questi sprazzi di Italia qua e là.
La cosa più bella che c’è in
questa città sono i grilli. Tra gli alti palazzi della città, passeggiando
nella nottata sotto la luna quasi piena, il canto dei grilli che ti segue e ti
accompagna è irreale e meraviglioso.
Ed ora vado a casa a fare dei
biscotti per l’ufficio per domani.. è la condizione ideale, dato che sono
talmente piena che non potrei assaggiare nulla nemmeno se dovessi.
Mentre i biscotti cuociono me ne
sto sul balcone, piedi accavallati sul muretto, niente vento stasera, nuvole
bianche che sembrano pennellate d’acquarello nel cielo blu profondo, luna piena
che mi fa compagnia, adoro le notti d’estate di Cape Town.







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