23.01.2013
h.3:23
Ieri
la povera Veronique non è stata bene, forse preso freddo, forse mangiato
qualcosa che le ha fatto male, forse il suo corpo le sta dicendo che è un po’
stanco (arrivata in volo domenica, 19 ore tra tutto, notte precedente insonne,
lunedì iniziato a lavorare in ospedale tutti i giorni fino alle 17, venerdì l’unico
giorno di vero riposo perché sabato sono andate a Cape Town al mercato e
domenica hanno fatto il tour di Capo di Buona Speranza… e come dice la
Tomaselli.. un po’ si.. e poi basta :) ). Le ho preparato il brodino e il tè
caldo ed ora dorme tranquilla..speriamo povera cucciola.
È
proprio una gran ragazza, molto dolce, educatissima, è un piacere parlare con
lei di qualunque cosa, la mia teoria si fortifica sempre di più: se fai un’esperienza
come questa, non puoi che incontrare sulla tua via persone a te affini, anime
in cerca di qualcosa di più. Mi piace.
È
un’altra di quelle cose che dirò fino allo sfinimento a chi si lamenta
(ricordiamo che il piagnisteo ammazza i neuroni di chi lo ascolta e già odiavo
prima la gente che si piangeva addosso figuriamoci ora che so che mi ammazza
pure i neuroni ascoltarla!): non puoi pretendere di incontrare gente “diversa”
se ti ostini a frequentare lo stesso bar, lo stesso ambiente, le stesse
persone. Non dico che bisogni per forza fare 9000 km, basta iscriversi ad un
qualsiasi corso… [Spazio Danza! Vuoi imparare a ballare? Incontrare gente divertente
e simpatica (quasi tutta), far parte di un “famiglione” di matti.. vieni a
ballare con noi – promotion :) ] di una qualunque cosa che ti interessi (corso
di cucina? Di inglese? Spagnolo magari? Ballo? In palestra? Vai a correre al
parco che è a costo zero!), e se per caso non trovi nulla che ti piaccia.. bè..
continua pure a lamentarti perché hai qualche problema serio con la vita, ma soprattutto
lamentati via da me grazie.
Oggi
è comparso un ventilatore, Pretty dice che un signore tedesco ha chiesto cosa
gli serviva di più e, con questo caldo, hanno chiesto qualcosa per far girare
un po’ l’aria sotto questo tetto di lamiera.
Stamattina
quando siamo arrivate abbiamo giocato un po’ con i bimbi come da “programma
scolastico”, verso le 9 le maestre dicono “Kalapanzi”, che vuol dire seduti, e
tutti diligentemente si mettono a sedere, la maggior parte possibile a contatto
mio o di Luisa. Attendiamo che accada qualcosa, di solito li fanno sedere e poi
gli leggono qualcosa, o spiegano qualcosa, o gli fanno ripetere incomprensibili
filastrocche in Khosa.. insomma qualcosa di didattico; io e Luisa siamo
affaccendate a comunicare con la moltitudine che ci circonda, ormai quella
classe scoppia di bimbi e fargli fare qualsiasi attività diventa sempre più
complicato dato anche il fatto che la classe è composta da età molto diverse
(dai 3 ai 6) e quindi spesso o i piccoli non capiscono o i grandi s’annoiano. Dopo
un po’ ci guardiamo negli occhi per capire, stessa reazione: “Mha”, nulla
accade, le maestre chiacchierano tra loro ma pare non abbiano intenzione di
iniziare nulla, calcolando che alle 9.30 c’è il primo pasto…. Che aspettano? Mha..
Mi
scoccio di aspettare e vedere i bimbi annoiarsi (imparano di minuto in minuto
ciò che vedono, e ciò che vedono attorno loro sono spesso adulti svogliati e
nullafacenti) e, non so perché, la prima cosa che mi viene in mente è uno
stupido “bans” di quelle canzoncine che devi mimare mentre canti e che inizi
piano per poi ripetere e ripetere sempre più velocemente. Non ne conosco in
inglese, I’m so sorry, e quindi inizio a far vedere ai bimbi i gesti, basta
iniziare a fare qualunque cosa che loro ti copiano immediatamente, tutti, si
contagiano a vicenda anche i boys. Stendiamo tutti le gambe (tutte accavallate
dato che lo spazio è quello che è ma non importa) entrambi i palmi delle mani
che battono prima sulle proprie gambe, poi si spostano e battono sulla mia
destra e la sinistra di quello accanto a me e poi sulla mia sinistra e la destra
di quello accanto a me. Luisa afferra al volo ed inizia a mostrare ai bimbi che
fare, eeeeeee… “Jack è in cucina con Tina (c’è un bimbo che si chiama Tino!!! Ci
potete credere? Tino!!! Mi fa morire sentire quel nome chiamato dalla maestra
in mezzo Nindobuhe, Yzipile, Nomagugu, Tino.. Tino?!! Hahaha adoro) riprendiamo…
“Jack è in cucina con Tina, Jack è in cucina con Tina….” e si mima di suonare
il bengio e la canzoncina va avanti fino al mitico e apprezzatissimo “fli flai
fli fla io, fli flai fli fla io, fli flai fli fla io” in teoria mimando di
suonare la troma, in pratica MANI ALL’ARIA TUTTI INSIEM!
E
via che si ricomincia, mani che battono, il benjo, la tromba e più veloce…
mani, benjo, tromba eee.. più veloce veloce eeee… YEEEE tutti felici su le
mani!!! (ovviamente dopo le prime due volte non mi stupisco più di sentirli
cantare in italiano qualche parola.. favolosi!)
Momento
sport e coordinazione concluso. Brave noi, mi illudo che le maestre abbiano
intenzione di fare qualcosa ma, quando ci siamo noi che prendiamo iniziativa
(se no?) loro si sentono libere di posticipare i loro doveri e..vaaaabene…
ricominciamo a cantare e muoverci!
Aaaaah
già argomento coordinazione da trattare:
Questi
bambini vengono portati sulla schiena delle madri da quando nascono a quando
iniziano a camminare, contatto materno a mille ma, no gattonare, no afferrare,
no movimento. Il risultato è che hanno davvero delle serie difficoltà con la
coordinazione dei movimenti, non hanno idea di come tenere in mano i colori,
non avendo la possibilità di avere materiale didattico a casa gli devi
insegnare che se mentre scrivono non tengono fermo il foglio con l’altra mano,
il foglio scappa via, tengono i gessetti nelle maniere più assurde e spesso il
gessetto non colora, ti guardano come per dire “perché?!!!” e tu tenti di
mostrargli che basta fare un po’ di pressione ma, una volta che gli lasci la
manina torna la loro poca forza dovuta al non esercizio.
Sembra
una cosa così banale… imparare a disegnare… ma se la classe è composta da 36
bambini (in evoluzione) e le maestre ci fanno preparare solo due tavoli con
quattro sedie ciascuno, e se sei fortunato colori due volte a settimana per 10
minuti …… devo dire altro? E ancora qualcuno penserà.. sono solo pigri… è già..
grazie di questo giudizio dall’altro della tua occidentale opulenza.
I
nostri bimbi disimparano a tenere le matite in mano a causa dell’ipad… a questi
bambini se regali una matita gli regali la cosa più bella del mondo, magari poi
però arrivati a casa i genitori la vendono per comperare qualcosa di più utile..
chessò io.. del cibo!
Si
mi fanno incavolare parecchio quelli che si permettono di dire che questi
bambini non servono a nulla, che nascono e muoiono pigri, che sono solo bocche
da sfamare! Nascete qui voi! E poi fatemi vedere come diventate i capitani d’industria
che pensate di essere ora! Come vi comprate quelle scarpe da 300 € solo per
dimostrare chi siete! Date una possibilità ad uno di questi bambini invece, di
farvi vedere quanta dignità c’è nel non avere nulla ma avere la capacità di
essere FELICI!
Venite
qui! Vi sfido! Fate cambio per una settimana e poi vediamo chi si trasforma
immediatamente in pigro e chi invece con mezza possibilità cambia il mondo!
…
..
.
è
… lo so .. ma se penso ai commenti che ho sentito nella mia vita … mi ribolle
il sangue.
Nanube
è sorella di padre di… bambino bellissimo con nome lunghissimo e complicatissimo:
Mtutuzele!!
Come Anathi e Babuhe anche Mtutuzele e Nanube hanno praticamente la stessa età nonostante abbiano madri diverse, questo la dice lunga su come gli uomini qui gestiscano le relazioni; altra cosa sui rapporti familiari delle township è che è vista come cosa normale per i padri, abusare delle figlie giunte ad una certa età, ecco perché le madri sono felici se i mariti trovano lavoro in Botzuana piuttosto che in Lesoto e si limitano ad inviare pochissimi soldi. Terribile? Si. Barbaro? Decisamente. Ma se da generazioni e generazioni la prassi è questa, e nasci e cresci con qualcuno che non ti dice, ma ti dimostra, che è giusto così..
Arriva
Serina, una ragazzotta con quel fascino da “Mamì” che solo loro hanno, è una
maestra, non capisco se di un’altra scuola o che ha lavorato qui, mette subito
in riga tutti i bimbi ed ha una voce squillante e decisa. Prende gli zainetti
del pranzo ed inizia a distribuirli “Kabanlò?” di chi è questo? “Owam” è mio, e
così via, dopo pranzo Luisa fa colorare dei visi ed incollare occhi naso bocca
ad alcuni bimbi (4 per volta sul piccolo tavolino di plastica) ed io preparo
fogli dove devono ricalcare file di uno e di due con i gessetti. 4 per volta
anche io, ma assistendoli uno per volta, ed aiutandoli ad affrontare e
conquistare le insidiose curve che caratterizzano il 2 .. riesco a farne sedere
a provare quattro gruppi.. sono orgogliosissima perché di solito è tanto se
provano in 8.
Tutti
noi siamo al mondo per una ragione, per fare qualcosa di questa nostra vita, ciascuno
di noi, ciascuno di loro.
Noi
abbiamo certo più possibilità di cambiare il mondo di quante loro mai ne
avranno, ma saranno madri e padri e forse poco alla volta, generazione dopo
generazione, riusciranno a migliorare il loro mondo, anche se forse
diventeranno come i nostri bimbi: perennemente insoddisfatti, stressati e mai
all’altezza.
Ci
sarà un modo per mantenere questa gioia per il poco e per il nulla, di
mantenere questa purezza e gratitudine per la vita, migliorandola un po’ senza denaturarla....



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