mercoledì 16 gennaio 2013

ritorno nella township

è davvero strana la sensazione di rimettere piede nella scuola ed avvertire come l'impressione di esserci stati ieri per l'ultima volta.
Per chi si è perso le puntate precedenti, e più precisamente le puntate di giugno, questa è una delle tantissime prescuole nella township Nomsama tra Strand e Sommerset West, Western Cape - South Africa.
Questa township (luoghi in cui fino al 1991 venivano relegati i "non bianchi" dall'apartheid) è molto più piccola della maggiore township di Cape Town (Khailisha: 50 km di baraccopoli per una popolazione di 3 milioni di persone, baracche ammassate in uno spazio tra il mare e l'autostrada, pochissimo spazio a disposizione, altissima densità, altissima povertà), e da ai suoi abitanti la possibilità di recarsi a lavorare (rigorosamente a piedi) nelle due città tra le quali è sorta: appunto Sommerset West e Strand. I furbissimi designatori dei luogi da adibire a township si assicurarono di posizionarle in modo che, l'indispensabile mano d'opera per i bianchi, fosse a portata di mano. Non andò altrettanto bene ai blacks di Cape Town perchè vennero semplicemente deportati tutti (ed erano già molti) dietro Table Mountain e venne scelto un luogo che gli impedisse qualsiasi tipo di sviluppo, dovevano essere, come oggi noi siamo altrettanto inconsapevolmente, schiavi delle decisioni del governo.
Quando vi chiedete cosa ci fanno gli extracomunitari seduti sulle panchine a fare nulla per tutto il giorno, e se siete abbastanza aperti da voler sentire la risposta, potete venire qui, a fare un giro in un posto dove se non hai un lavoro non mangi, ma il lavoro lo puoi trovare a portata di "gamba" (cioè andandoci a piedi) e se malauguratamente sei uno dei 3 milioni di persone che sta cercando un lavoro in un raggio di 50 km, dove un lato di questi 50 km è l'oceano, e non hai i soldi per procurarti il cibo per affrontare il viaggio, decidi semplicemente di stare seduto a non fare nulla; non è una giustificazione ma.. nascete a Khailisha e poi ne parliamo.


Patricia non mi accompagna all’interno della scuola come fa di solito.. dice che sono quasi più di casa io qui ormai J
I bimbi sono come al solito seduti a terra sulla moquette logora a giocare con i giocattoli tutti rotti, ma ai loro occhi così meravigliosi; per loro è tutto bello e tutto fonte di allegria, tutto una novità, tutto fonte di puro entusiasmo, e come può non esserlo una “non nera” che viene a farli giocare?
Parte il coro: “teacher teacher teacher teacher teacher TEEEEAACHERR!!!” nemmeno il tempo di appoggiare nulla che mi atterrano loro, tutti addosso in un abbraccio gigantesco.. è ancora così, devono avere un pezzo di te, un contatto, se non sono arrivati per primi per sedertisi in braccio, va bene anche una stringa della scarpa, un pezzo di teacher dev’essere mio. Con le ragazze ne abbiamo parlato, probabilmente questa loro necessità al contatto è dovuta dal fatto che le madri, ed è meraviglioso da vedere, li portano in giro fasciati in parei addosso a loro; le bambine ogni volta che giocano si mettono, imitando le madri, i loro pupazzi sulla schiena, poi prendono un pezzo di stoffa, ci avvolgono il cucciolo e poi se lo legano al petto; probabilmente questa …commistione…  resta insita in loro e da qui questo bisogno di contatto, anche se ci sono trenta gradi sotto queste lamiere.. vuoi non soffrire un po’ di caldo per questi piccoli adorabili cuori?
Nanube non mi riconosce subito, e come potrebbero hanno dai 3 ai 5 anni, e per loro, un po’ come per noi viceversa, questi bianchi sono tutti uguali. Iviwe ci mette una decina di minuti e poi come un fulmine a ciel sereno “Annalisa!” .. Come?!!! A momenti piango… ci vogliono ancora due secondi e lo sveglissimo, quanto disperato Iviwe intona: “GiRRo giRRo tondo Scasca il mondo Scasca la terra.. ttrivvggrrbvgftrrr” (sul finale abbiamo sempre avuto un po’ di probl


emi)
A – RI – COOOME???
 6 mesi dopo e tutti riprendono a cantare, in italiano, una canzone che hanno imparato dopo due volte che gliela cantavo? E io che non mi ricordo cosa ho mangiato ieri?? Aaaaaaaa piango !!!
I bimbi parlano il Khosa (la K si pronuncia facendo scrocchiare la lingua sul palato come per fare cloppete cloppete cavallino per intenderci), parlano solo il loro dialetto, no Afrikaans, no English ecco perché mi stupisco tanto che cantino in italiano.. li AMO!!
Nanube, la mia preferita (.. non si dobrebbe ma chissenefregaaaa!!! ) dopo un po’ mi prende la faccia tra le manine, mi sposta i capelli corti (ma non erano lunghi? starà pensando) dal viso e mi guarda bene a pochi centimetri di distanza, gli altri bambini mi tirano perché vogliono giocare ma lei li spinge via tutti e mi guarda, mi guarda molto bene, e poi mi fa un sorrisone come per dire “ti ho vista ancora sono sicura” AMORE MIO!!!!

Come Nanube è diventata la mia preferita? A giugno ero qui da una settimana, stavo appena iniziando ad imparare qualche nome e qualche espressione in Khosa: Kalapanzi vuol dire seduti, e tutti i bambini se la maestra dice Kalapanzi si siedono immediatamente, sono estremamente diligenti, anche quando la maestra gli dice che è ora di mettere via i giochi loro si alzano e mettono tutto in ordine senza farselo ripetere….. ci avete mai provato con i bambini italiani? Diversi risultati garantiti. Durante la mattinata una delle bimbe con il viso più dolce della scuola, riappare dopo una breve assenza dalla porta della stanza dei piccoli, non si rimette a giocare con tutti gli altri ma resta sull’ingresso, appoggiata al muro, con un’espressione tristissima e con le lacrime agli occhi; non mi serve sapere altro, mi districo dal mio mucchietto di cuoricini e vado a prenderla in braccio, nasconde il viso addosso a me e singhiozza, non la riporto dagli altri ma ci mettiamo in un angolino, anche se non so cosa è successo voglio tentare di calmarla un po’ ed evidentemente non vuole stare in mezzo agli altri. Piange e piange e piange ancora e mentre la abbraccio e dondolo insieme a lei tento di capire che è successo, Pretty (qui le insegnanti si danno nomi ingleseggianti come Precius, Pearl..) mi spiega che Nanube si è fatta pipì addosso, l’hanno cambiata e rassicurata ma lei piange disperata perché la mamma quando le capita a casa la picchia e lei reagisce con la disperazione di chi ha fatto la cosa più orribile sulla faccia della terra. Il suo piccolo cuore è stato da me preso in consegna dall’attimo in cui il suo sguardo disperato ha incontrato il mio.. e sono stata sua.. da qui a sempre.

Nel frattempo mi sto godendo un tramonto da favola, le ragazze sono a lezione di surf e staranno finendo ora, e non oso immaginare la bellezza di essere in mezzo all’acqua con questo cielo. Il sole è tramontato dietro alla sagoma di Cape Point, ieri sera si riusciva a vedere il faro lampeggiare, una fila di nuvole in lontananza è colorata di luccicanti colori caldi, l’orizzonte rosso di fuoco, le sagome delle nuvole d’orate di luce, tra la nostra terrazza e Cape Point da qualche parte piove.. le nuvole si fondono con aloni verticali che si tuffano nell’acqua tutto in una sfumatura di luce rossa e rosa e dorata. La parte superiore delle nuvole ha le sfumature del grigio dell’azzurro e del bianco, in un contrasto epico tra colori freddi ed infuocati colori caldi, la lotta tra il bene ed il male pare consumarsi qui e, decisamente il male ha un fascino catalizzante. Non riesco a smettere di fare fotografie, ogni secondo le sfumature cambiano radicalmente il panorama che… lascia senza fiato.. questo è uno dei motivi per cui amo le nuvole, i tramonti senza nuvole sono tutti uguali, puoi essere nel posto più meraviglioso del mondo ma il tramonto di oggi senza nuvole è esattamente uguale a quello di domani, ma le nuvole….creano le sfumature.. che sono la cosa più meravigliosa della vita.
Nulla da fare per il male, sta per essere sovrastato dall’immensità dell’azzurro, i grigi diventano blu, i bianchi diventano azzurro, il dorato si spegne ed il rosso si sfoca, le nuvole di pioggia si abbassano e si mescolano alla nebbia sulle acque, l’ultimo spicchio di luna è già sulla via del tramonto ma brilla incontrastato in un cielo che tra poco sarà solo suo, il faro si sta per accendere, il Capo di Buona Speranza accoglie la notte che viene… amo le nuvole.

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