Per chi si è perso le puntate precedenti, e più precisamente le puntate di giugno, questa è una delle tantissime prescuole nella township Nomsama tra Strand e Sommerset West, Western Cape - South Africa.
Questa township (luoghi in cui fino al 1991 venivano relegati i "non bianchi" dall'apartheid) è molto più piccola della maggiore township di Cape Town (Khailisha: 50 km di baraccopoli per una popolazione di 3 milioni di persone, baracche ammassate in uno spazio tra il mare e l'autostrada, pochissimo spazio a disposizione, altissima densità, altissima povertà), e da ai suoi abitanti la possibilità di recarsi a lavorare (rigorosamente a piedi) nelle due città tra le quali è sorta: appunto Sommerset West e Strand. I furbissimi designatori dei luogi da adibire a township si assicurarono di posizionarle in modo che, l'indispensabile mano d'opera per i bianchi, fosse a portata di mano. Non andò altrettanto bene ai blacks di Cape Town perchè vennero semplicemente deportati tutti (ed erano già molti) dietro Table Mountain e venne scelto un luogo che gli impedisse qualsiasi tipo di sviluppo, dovevano essere, come oggi noi siamo altrettanto inconsapevolmente, schiavi delle decisioni del governo.
Quando vi chiedete cosa ci fanno gli extracomunitari seduti sulle panchine a fare nulla per tutto il giorno, e se siete abbastanza aperti da voler sentire la risposta, potete venire qui, a fare un giro in un posto dove se non hai un lavoro non mangi, ma il lavoro lo puoi trovare a portata di "gamba" (cioè andandoci a piedi) e se malauguratamente sei uno dei 3 milioni di persone che sta cercando un lavoro in un raggio di 50 km, dove un lato di questi 50 km è l'oceano, e non hai i soldi per procurarti il cibo per affrontare il viaggio, decidi semplicemente di stare seduto a non fare nulla; non è una giustificazione ma.. nascete a Khailisha e poi ne parliamo.
Patricia non mi
accompagna all’interno della scuola come fa di solito.. dice che sono quasi più
di casa io qui ormai J
I bimbi sono
come al solito seduti a terra sulla moquette logora a giocare con i giocattoli
tutti rotti, ma ai loro occhi così meravigliosi; per loro è tutto bello e tutto
fonte di allegria, tutto una novità, tutto fonte di puro entusiasmo, e come può
non esserlo una “non nera” che viene a farli giocare?
Parte il coro: “teacher teacher teacher teacher teacher
TEEEEAACHERR!!!” nemmeno il
tempo di appoggiare nulla che mi atterrano loro, tutti addosso in un abbraccio
gigantesco.. è ancora così, devono avere un pezzo di te, un contatto, se non
sono arrivati per primi per sedertisi in braccio, va bene anche una stringa
della scarpa, un pezzo di teacher dev’essere mio. Con le ragazze ne abbiamo
parlato, probabilmente questa loro necessità al contatto è dovuta dal fatto che
le madri, ed è meraviglioso da vedere, li portano in giro fasciati in parei
addosso a loro; le bambine ogni volta che giocano si mettono, imitando le
madri, i loro pupazzi sulla schiena, poi prendono un pezzo di stoffa, ci
avvolgono il cucciolo e poi se lo legano al petto; probabilmente questa …commistione… resta insita in loro e da qui questo bisogno
di contatto, anche se ci sono trenta gradi sotto queste lamiere.. vuoi non
soffrire un po’ di caldo per questi piccoli adorabili cuori?
Nanube non mi
riconosce subito, e come potrebbero hanno dai 3 ai 5 anni, e per loro, un po’
come per noi viceversa, questi bianchi sono tutti uguali. Iviwe ci mette una
decina di minuti e poi come un fulmine a ciel sereno “Annalisa!” .. Come?!!! A momenti
piango… ci vogliono ancora due secondi e lo sveglissimo, quanto disperato Iviwe
intona: “GiRRo giRRo tondo Scasca il mondo Scasca la terra.. ttrivvggrrbvgftrrr”
(sul finale abbiamo sempre avuto un po’ di probl
emi)
A – RI – COOOME???
6 mesi dopo e
tutti riprendono a cantare, in italiano, una canzone che hanno imparato dopo
due volte che gliela cantavo? E io che non mi ricordo cosa ho mangiato ieri?? Aaaaaaaa
piango !!!
I bimbi parlano
il Khosa (la K si pronuncia facendo scrocchiare la lingua sul palato come per
fare cloppete cloppete cavallino per intenderci), parlano solo il loro
dialetto, no Afrikaans, no English ecco perché mi stupisco tanto che cantino in
italiano.. li AMO!!
Nanube, la mia
preferita (.. non si dobrebbe ma chissenefregaaaa!!! ) dopo un po’ mi prende la
faccia tra le manine, mi sposta i capelli corti (ma non erano lunghi? starà
pensando) dal viso e mi guarda bene a pochi centimetri di distanza, gli altri
bambini mi tirano perché vogliono giocare ma lei li spinge via tutti e mi
guarda, mi guarda molto bene, e poi mi fa un sorrisone come per dire “ti ho
vista ancora sono sicura” AMORE MIO!!!!
Come Nanube è
diventata la mia preferita? A giugno ero qui da una settimana, stavo appena
iniziando ad imparare qualche nome e qualche espressione in Khosa: Kalapanzi
vuol dire seduti, e tutti i bambini se la maestra dice Kalapanzi si siedono
immediatamente, sono estremamente diligenti, anche quando la maestra gli dice
che è ora di mettere via i giochi loro si alzano e mettono tutto in ordine
senza farselo ripetere….. ci avete mai provato con i bambini italiani? Diversi risultati
garantiti. Durante la mattinata una delle bimbe con il viso più dolce della
scuola, riappare dopo una breve assenza dalla porta della stanza dei piccoli,
non si rimette a giocare con tutti gli altri ma resta sull’ingresso, appoggiata
al muro, con un’espressione tristissima e con le lacrime agli occhi; non mi
serve sapere altro, mi districo dal mio mucchietto di cuoricini e vado a
prenderla in braccio, nasconde il viso addosso a me e singhiozza, non la
riporto dagli altri ma ci mettiamo in un angolino, anche se non so cosa è
successo voglio tentare di calmarla un po’ ed evidentemente non vuole stare in
mezzo agli altri. Piange e piange e piange ancora e mentre la abbraccio e
dondolo insieme a lei tento di capire che è successo, Pretty (qui le insegnanti
si danno nomi ingleseggianti come Precius, Pearl..) mi spiega che Nanube si è
fatta pipì addosso, l’hanno cambiata e rassicurata ma lei piange disperata perché
la mamma quando le capita a casa la picchia e lei reagisce con la disperazione
di chi ha fatto la cosa più orribile sulla faccia della terra. Il suo piccolo
cuore è stato da me preso in consegna dall’attimo in cui il suo sguardo disperato
ha incontrato il mio.. e sono stata sua.. da qui a sempre.
Nel frattempo mi
sto godendo un tramonto da favola, le ragazze sono a lezione di surf e staranno
finendo ora, e non oso immaginare la bellezza di essere in mezzo all’acqua con
questo cielo. Il sole è tramontato dietro alla sagoma di Cape Point, ieri sera
si riusciva a vedere il faro lampeggiare, una fila di nuvole in lontananza è
colorata di luccicanti colori caldi, l’orizzonte rosso di fuoco, le sagome
delle nuvole d’orate di luce, tra la nostra terrazza e Cape Point da qualche
parte piove.. le nuvole si fondono con aloni verticali che si tuffano nell’acqua
tutto in una sfumatura di luce rossa e rosa e dorata. La parte superiore delle
nuvole ha le sfumature del grigio dell’azzurro e del bianco, in un contrasto
epico tra colori freddi ed infuocati colori caldi, la lotta tra il bene ed il
male pare consumarsi qui e, decisamente il male ha un fascino catalizzante. Non
riesco a smettere di fare fotografie, ogni secondo le sfumature cambiano
radicalmente il panorama che… lascia senza fiato.. questo è uno dei motivi per
cui amo le nuvole, i tramonti senza nuvole sono tutti uguali, puoi essere nel
posto più meraviglioso del mondo ma il tramonto di oggi senza nuvole è
esattamente uguale a quello di domani, ma le nuvole….creano le sfumature.. che
sono la cosa più meravigliosa della vita.
Nulla da fare
per il male, sta per essere sovrastato dall’immensità dell’azzurro, i grigi diventano
blu, i bianchi diventano azzurro, il dorato si spegne ed il rosso si sfoca, le
nuvole di pioggia si abbassano e si mescolano alla nebbia sulle acque, l’ultimo
spicchio di luna è già sulla via del tramonto ma brilla incontrastato in un
cielo che tra poco sarà solo suo, il faro si sta per accendere, il Capo di
Buona Speranza accoglie la notte che viene… amo le nuvole.
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